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EROICO E SINGOLARE EPISODIO ALLA DON CAMILLO
A CEREGGIO
Don Narciso affrontò “Peppone”
Lo scrisse Guareschi nel 1947 e si avverò nel
borgo ramisetano. Megafoni interrotti dalle campane, come nel film.
Il ricordo del testimone chierichetto. I figli dello scrittore: “Nostro
padre inventava... il vero”.
di Gabriele Arlotti
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| Fernandel e Gino Cervi, straordinari
interpreti dei personaggi guareschiani don Camillo e Peppone. |
“Arrivò uno importante dalla città, e la gente
accorse da tutte le frazioni. Quindi Peppone stabilì che
il comizio si tenesse nella piazza grande, e non solo fece erigere
un bel palco pavesato di rosso, ma si procurò anche uno
di quei camioncini che hanno sul tetto quattro grandi trombe e,
dentro, tutto il meccanismo elettrico per ampliare la voce”.
E’ l’inizio di un celebre racconto nel primo “don
Camillo” di Giovannino Guareschi. Quando, prima delle elezioni
del 1948, il parroco della Bassa decise di interrompere quella
voce gracchiante che entrava pure in chiesa con lo scampanare dall’alto
della torre campanaria. Una splendida scena guareschiana, pubblicata
per la prima volta nel 1947 su Candido, e ripresa pure nella celebre
saga televisiva. E... nel marzo del ’48, poche settimane
prima delle elezioni, lo stesso episodio accadde anche a Cereggio
di Ramiseto.
“
Quel giorno lì - ricorda ancora Corrado Bizzarri, cantoniere
comunale, ora in pensione - era un sabato. Ero chierichetto e servivo
la messa di don Narciso. Era tempo di elezioni e, per far propaganda,
lo stesso giorno salì in paese un alto funzionario del Partito
comunista. Amplificata dagli altoparlanti, la voce del comizio
si sparse ben presto e arrivò in chiesa, disturbando la
funzione”.
“
Fu allora che il sacerdote - prosegue Vincenzo Merlini, 48 anni,
geologo di Ramiseto - inviò il campanaro a chiedere ai comizianti
di allontanarsi, o almeno di smettere per il tempo della messa.
La risposta, che negli anni seguenti don Cacciani mi raccontò sorridendo,
fu che ‘quando loro pregavano erano in grado di mantenere
la concentrazione anche se attorno c’era confusione’.
Facesse altrettanto il prete. Che non esitò un attimo di
più”.
“
Mandò i bambini, tra i quali ricordo Ninni, a scampanare
dal campanile antistante la chiesa - aggiunge Bizzarri - e il comizio
dovette per forza cessare”.
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| La chiesa di Cereggio col suo
campanile. |
Emblematiche le coincidenze e le analogie col “don Camillo” di
Guareschi. Ma a Cereggio la cosa si complicò ancor di più.
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Dovete sapere - spiega Merlini, che raccolse la serena testimonianza
dal defunto parroco della chiesa di Sant’Andrea - che Cereggio
era chiamata ironicamente ‘Terrasanta’, perché a
differenza dei paesi limitrofi, qui i comunisti non erano in maggioranza.
Anche per questo il fatto non passò inosservato. Da Ramiseto
e dalle altre frazioni, la domenica dopo si organizzò la
spedizione punitiva”.
“
Arrivarono coi camion - riprende Bizzarri - e cercarono gli uomini
del paese e il parroco ribelle per vendicare l’affronto.
Gli uomini scapparono, evitando così un’inutile violenza.
Mentre don Narciso, coraggiosamente, restò asserragliato
in canonica”.
Né più né meno di ciò che avrebbe fatto
don Camillo. Ma non era finita, perché negli stessi giorni
Nilde Iotti (già rifugiata da queste parti durante la lotta
di liberazione) venne affrontata in un altro comizio elettorale
da padre Celso (ne riferiamo a lato), un altro prete coraggioso.
Tempi duri.
“
Tempi in cui - aggiunge Merlini - si parlava di libri neri e vendette.
Ma poi ci fu la vittoria strepitosa della Dc nel ’48, così che
si calmarono le acque e si mise tutto a posto”.
Ma prima ancora erano tempi in cui non si poteva scherzare molto.
Giovannino Guareschi, all’epoca direttore del settimanale
Candido, che contribuì alla vittoria delle forze democratiche,
ne sapeva qualcosa…
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| Don Narciso Cacciani (1919-1998). |
“
Per scherzare - rispondono Alberto e Carlotta Guareschi, i figli,
immortalati dallo scrittore nelle celebri figure di Albertino e
della Pasionaria - ci voleva molto coraggio... Fortunatamente,
c’era chi aveva il coraggio di mettere in ridicolo certi
atteggiamenti. Come nostro padre, come il vostro sacerdote. Il
ridicolo è l’arma più efficace contro la retorica;
una cosa su cui si riesce a sorridere fa meno paura, anche in questo
caso”. Guareschi riuscì a far sorridere anche... gli
internati che con lui divisero la stessa sorte nei lager.
“
Sì, nei due anni passati in quattro campi dalla Polonia
alla Germania, dimostrò molta forza d’animo. Là organizzò il
giornale parlato, con rubriche anche umoristiche. Ma, spesso, nelle
agendine segrete parlava di dolore e di lacrime di angoscia. Eppure
non si pianse mai addosso. Bisognava saper organizzare una resistenza
coraggiosa, senza armi, con la quale dimostrare che ognuno può fare
la propria parte, anche a costo di pagare di persona”.
Rischiò molto anche il nostro don Narciso. Guareschi l’aveva
previsto con un anno di anticipo?
“
E’ proprio così: nostro padre inventava il vero. Alcuni
racconti erano ispirati a circostanze e persone vere, come Peppone,
ispirato a un sindacalista di fine Ottocento della Bassa. Ma moltissimi
altri accaddero (anche senza alcun legame o emulazione) dopo che
nostro padre li scrisse. Non a caso... il nostro paese, Roncole
Verdi, diede i natali a Giuseppe Verdi. Che, in una lettera a un’amica,
diceva: ‘Copiare il vero può essere una buona cosa,
ma inventare il vero è meglio, molto meglio’. Nostro
padre faceva la stessa roba, addirittura a volte la realtà superava
la fantasia, come a Spilbergo (Pordenone), dove per disturbare
un comizio passò un aereo coi volantini, ma gli spararono
addosso e il pilota dovette atterrare. Peppone, in ogni modo, non
avrebbe mai fatto del male a don Camillo, al massimo qualche calcio.
Ma senza cattiveria. Nostro padre amava moltissimo Peppone. Il
quale, probabilmente, avrebbe rinunciato alla vendetta temendo
di prendere un calcio più forte da don Camillo”. |
| MARZO ‘48/CLIMA TESO A CEREGGIO
Quel prete che sfidò la
Iotti
A pochi giorni di distanza dall’episodio guareschiano
di don Narciso, sempre nel marzo 1948, sale nella bianca Cereggio
(ribattezzata appunto... “Terrasanta”) Nilde Iotti
(nella foto), compagna di Palmiro Togliatti e futura presidente
del Senato.
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Ventuno anni prima nasceva a Casina, nel 1917, padre Celso,
al secolo Sirio Serri. Frequentate le elementari presso il
convento dei cappuccini di S. Martino in Rio e il ginnasio
e il liceo in quello di Scandiano, fece il noviziato a Fidenza,
cittadina dove nel corso della seconda guerra mondiale si
distinse per l’assistenza prestata durante i bombardamenti. Divenuto
sacerdote, si dedicò particolarmente alla predicazione
e a questo scopo percorse l’Italia da nord a sud, sino
a che venne chiamato a dar vita a una nuova parrocchia alla
periferia di Roma, al Trullo (parrocchia di San Raffaele, 1953).
Vi rimase 32 anni, quindi tornò in Emilia e trascorse
l’ultima parte della sua vita nei conventi di Fidenza
e Piacenza (si spense a Reggio nel 2002). Di temperamento generoso,
conservò sempre un forte legame con la famiglia e con
la terra d’origine che aveva in lui il suo “riferimento
romano”: rivolgersi a Padre Celso era pratica abituale
per tutti i casinesi che avessero bisogno di rintracciare qualche
carta od ottenere qualche timbro nei misteriosi uffici di qualche
ministero. Se si trattava di soccorrere qualcuno, Padre Celso
era di casa dappertutto e a tutto trovava soluzione. Fin che
la salute glielo consentì, rientrava volentieri a Casina
per trascorrervi le ferie estive: ferie “di lavoro”,
beninteso, giacché don Nando poteva approfittare della
sua presenza per concedersi a sua volta qualche viaggio. Anche
nei ricordi del fratello Erio ci sono le abilità oratorie
e di missione di padre Celso. Che, anche nella circostanza
dell’incontro con Nilde Iotti, non esitò a far
valere le proprie ragioni. Tanto che le testimonianze ancora
raccontano che la Iotti fu contraddetta punto su punto. Anche
se, leggenda o verità, quell’incontro restò famoso
per una frase pare pronunciata della celebre compagna reggiana
(laureata alla Cattolica di Milano): “Vede padre, io
son divenuta comunista studiando il Vangelo”. Giovanna Caroli e Gabriele Arlotti
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| IL RACCONTO
L’episodio accaduto a Cereggio ha straordinarie
analogie con un celebre episodio che vide protagonista
don Camillo, il prete uscito dalla penna geniale di Giovannino
Guareschi, celebre perché, oltre che per le doti
fisiche, soleva dialogare col Cristo dell’altar maggiore.
Lo troviamo pubblicato nel libro Don Camillo, il primo
della serie, uscito proprio nel ’48. Ma, prima ancora,
pubblicato sul numero 14 del settimanale Candido, diretto
dallo scrittore della Bassa, col titolo “Rivalità”.
Era il 5 aprile 1947.
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