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L’AGRICOLTURA SALVA-MONTAGNA/1
Molti giovani si impegnano
Biologico, agriturismo, pastorizia stanziale
e allevamento: sono prospettive concrete. “Premio giovani”:
una cascata di aiuti economici. Parla Antonio Giorgioni.
di Settimo Baisi
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| Vacche in esposizione. I bovini
in montagna sono oltre 33mila (foto Settimo Baisi). |
In linea con le direttive dell’Unione Europea, che tende
a valorizzare e a premiare un’agricoltura di qualità e
sempre più rispettosa dell’ambiente, il settore agricolo
della montagna non solo tiene, ma si rinnova nel giusto indirizzo
con forze giovanili. Un rinnovamento generazionale che si innesta
con nuove tecnologie sull’agricoltura tradizionale che, oltre
a mantenere la specificità di un prodotto pregiato come
il Parmigiano Reggiano quale portabandiera e orgoglio dell’antica
cultura casearia, tende alla salvaguardia del territorio montano.
Una svolta innovativa arriva dall’imprenditoria giovanile
con le coltivazioni biologiche, sempre più variegate e più diffuse
nell’ambito rurale montano.
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| Antonio Giorgioni |
BIOLOGICO E GIOVANI
Due domande ad Antonio Giorgioni, responsabile dell’ufficio
agricoltura della Comunità montana, un servizio che governa
tutte le iniziative di sviluppo del settore attraverso l’erogazione
di risorse provenienti dalla Regione, dallo Stato e dalla Comunità Europea.
Come
va l’agricoltura?
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“
L’agricoltura di montagna, con i suoi prodotti di qualità,
torna ad avere un ruolo primario nel settore. Parlando di biologico,
oggi non si può che pensare alla montagna. Anche le recenti
proposte che arrivano dalla Politica agricola comune (Pac) tendono
a ridurre i premi su seminativi e sulla zootecnia, incrementando
gli incentivi sull’adeguamento strutturale del versante agroambientale.
Stanno andando avanti molto bene le produzioni di qualità,
con un’agricoltura di tipo rurale che governa il territorio
montano. E’ in gioco il ruolo degli operatori agricoli della
montagna posti a salvaguardia del territorio”.
E i giovani cosa
fanno? “
L’approccio dei giovani al settore agricolo è un fenomeno
nuovo particolarmente interessante. Chiedono continuamente notizie
su come avviare un’attività agricola legata anche
all’agriturismo. In molti giovani della montagna c’è la
voglia di impegnarsi nel ruolo di imprenditori agricoli. Lo fanno
con molto entusiasmo, non esiste più la distinzione di classe.
Grazie alle iniziative di giovani operatori, nel Crinale sono già avviate
nuove forme di agricoltura, tra cui l’allevamento di bovini
da carne e la pastorizia stanziale con trasformazione e commercializzazione
del prodotto. Sono prospettive che creano nuovi interessi, fiducia
e grande entusiasmo fra i giovani, che dimostrano di amare la montagna”.
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IL PIANO E I SOLDI
A tutt’oggi restano validi i quattro obiettivi fissati dal
Piano di sviluppo rurale approvato dal Consiglio comunitario fin
dal 2001: mantenimento e consolidamento della filiera del Parmigiano
Reggiano con azione tesa ad esaltare la qualità del prodotto;
subentro dei giovani nell’attività per dare impulso
innovativo e continuità alle aziende; riconoscimento del
ruolo di tutori del territorio agli imprenditori agricoli anche
part-time; diversificazione delle produzioni agricole compatibili
dell’area montana favorendo nel contempo l’artigianato
locale e le varie forme di turismo.
Con l’istituzione del “premio giovani” sono stati
erogati su Regolamenti europei ben 5 milioni e 373mila euro a favore
di 325 aziende agricole giovanili. Ulteriori cento domande sono
in attesa di essere evase.
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| Nella montagna reggiana sono
39 gli allevatori di ovini, per un totale che si avvicina ai
5mila capi (foto Gabriele Arlotti). |
Sul Pia (Piano investimenti aziendali) sono state liquidate 97
domande per 4 milioni e 730mila euro, mentre altre 55 sono in attesa
di finanziamento. Sulle colture agro-ambientali sono stati assegnati
premi a circa 350 aziende per un milione e mezzo di euro e un’indennità compensativa
a circa altrettante aziende per circa 650mila euro.
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| L’AGRICOLTURA SALVA-MONTAGNA/2
Esiste un futuro
“Coi nuovi indirizzi la montagna ha tutto da guadagnare,
e le risorse non mancheranno”, dice Bargiacchi. Volpi:
che boom col biologico.
Il commento del presidente della Comunità montana Paolo
Bargiacchi sulla situazione dell’agricoltura. Che interpretazione
dà a questi numeri, presidente? “Sono numeri di
tutto rispetto per un’area di montagna come la nostra.
Basta citare i 33.338 bovini presenti in 842 allevamenti e
oltre un milione di quintali di latte trasformati in formaggio
nella tradizionale lavorazione di 37 caseifici, di cui 33 in
forma di cooperativa. Dal 2002 la favorevole congiuntura del
prezzo del Parmigiano Reggiano ha comportato un incremento
di produzione del formaggio. Sono in calo i suini, probabilmente
per problemi di carattere ambientale, mentre gli ovini, dopo
il forte regresso dell’ultimo decennio, segnalano una
ripresa legata ad allevamenti stanziali. La chiusura di caseifici
sociali rappresenta sicuramente una perdita per il tessuto
economico-sociale, però le latterie private possono
costituire un elemento di vivacità sul fronte della
promozione e commercializzazione del prodotto”.
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| Paolo Bargiacchi, presidente
della Comunità montana dell'Appennino reggiano. |
Quali
prospettive per l’agricoltura di montagna? “Stando
ai nuovi indirizzi produttivi, orientati sulla sicurezza e
sulla qualità degli alimenti, ritengo che l’agricoltura
di montagna abbia tutto da guadagnare. Sono previsti redditi
equi e stabili per gli addetti, integrazione ambientale e compensi
per servizi resi dagli agricoltori alla collettività.
Ci sono buone prospettive per il nostro settore primario, oltre
all’opportunità sottesa alla naturale simbiosi
tra prodotti di montagna e biologici. Gli amministratori dei
caseifici, per la maggior parte giovani subentrati nella conduzione
delle aziende, devono elaborare azioni tese ad esaltare la
qualità del Parmigiano Reggiano, e magari di concerto
con altri produttori di montagna che fanno parte del Consorzio.
Possono avvalersi del marchio Con.Va.”. Preoccupazioni
a livello europeo? “Certamente, sul piano dei contributi.
L’allargamento dell’Unione Europea ai Paesi dell’Europa
centro-orientale porterà rilevanti novità in
termini finanziari. Sono aree sottosviluppate rispetto agli
standard europei e quindi saranno destinatarie di risorse.
Tuttavia, la Politica agricola comune (Pac) prevede uno spostamento
di risorse dalla politica di mercato a quella delle strutture
per lo sviluppo rurale. In tale ottica ritengo che anche in
futuro non mancheranno i necessari finanziamenti alle aziende
agricole della montagna”.
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| Vincenzo Volpi, assessore
all'agricoltura della Comunità montana. |
Un’ultima domanda sul biologico, di cui tanto si parla
in ogni occasione, la rivolgiamo all’assessore all’agricoltura
della Comunità montana, Vincenzo Volpi. “Riteniamo
che ci sia un futuro ricco di soddisfazioni per i nostri produttori
sulla strada del biologico. In generale già la montagna è percepita
dai consumatori come zona dove vengono realizzate produzioni
zootecniche e vegetali tipiche, genuine e di qualità superiore.
Con il riequilibrio delle risorse comunitarie, orientate verso
una politica di sviluppo rurale, la montagna ha tutto da guadagnare.
Un’opportunità è già stata colta
in questi anni dalle nostre aziende che hanno massicciamente
aderito alla disciplina del biologico vegetale usufruendo dei
premi previsti dalla specifica misura Cee. Oltre 300 aziende
già attuano produzioni biologiche vegetali. I produttori
di Parmigiano Reggiano di montagna dispongono di un prodotto
che, con pochi accorgimenti, potrà fregiarsi con tutti
i crismi dell’ufficialità per essere considerato
a pieno titolo quale Parmigiano Reggiano di montagna, uguale
a biologico”.
Settimo Baisi |
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